Pastorali


copertina_pastoraliFASCETTA

Traduzione e introduzione di Cristina Babino

Testo a fronte in lingua originale (inglese/italiano) | English/Italian parallel text

Vincitore del PREMIO NAZIONALE “ACHILLE MARAZZA” 2014 PER LA TRADUZIONE POETICA – sez. OPERA PRIMA (Giuria, presieduta da Franco Buffoni: Antonella Anedda, Paolo Bignoli, Giuliano Ladolfi, Fabio Pusterla, Fabio Scotto)

– La poesia di John Taggart ha il respiro meditato e profondo, l’estensione quieta e maestosa degli spazi della sua Pennsylvania: una vastità generosa di scenari in larga parte rurali, dove i giorni si fanno di rassicurante routine, di abitudini e tradizioni secolari. E’ la terra della cultura Amish (la cui lingua è detta non a caso Pennsylvania Dutch), chiusa nelle sue granitiche consuetudini, nel suo ricercato, intestardito isolamento. Ma la versificazione di Taggart, solo all’apparenza semplificata, colloquiale – e invece fortemente influenzata dalla poetica oggettivista di Louis Zukofsky e George Oppen – possiede anche, tra le pieghe di un rapporto serrato tra senso e suono, il ritmo scandito, le sincopate, ragionate ripetizioni del rhythm and blues. Le sue Pastorali sono canzoni intense e brevi, delicate e incise di sottile ironia, che restituiscono un mondo quotidiano, dove gli oggetti vivono la vita dei ricordi a cui sono allacciati, l’ambiente quella segnata dall’evidenza persistente dell’intervento umano. – (dall’Introduzione di Cristina Babino)

 

Dalla motivazione della Giuria del PREMIO NAZIONALE “ACHILLE MARAZZA” 2014 (Giuria presieduta da Franco Buffoni: Antonella Anedda, Paolo Bignoli, Giuliano Ladolfi, Fabio Pusterla, Fabio Scotto)

– Cristina Babino ci offre con Pastorali un’ampia visione dell’opera di uno dei più interessanti poeti statunitensi del Novecento: John Taggart. Nella rigorosa introduzione tanto appassionata quanto ricca di dettagli anche tecnici sulla traduzione, Babino usa giustamente la parola “interdisciplinarità” ma la sottrae a qualsiasi astrazione citando un passo di Taggart sulla poesia come “woven scarf with many openings through which light enters”. In questa apertura, in questo trovare le idee nelle cose secondo la lezione di Williams Carlos Williams trova accoglienza sia l’additive rhythm, procedimento che deriva dal jazz e dall’amore di Taggart per la musica di John Coltrane, sia la sua passione per un pittore (altrettanto ritmico ) come Mark Rothko. In entrambi i casi l’elemento ripetitivo agisce sulla pagina come la nota sul pentagramma e come la pennellata sulla tela. Taggart, come precisa Babino, è poeta della profondità proprio nel
senso che Rothko inseguiva nella grandi e tragiche tele della Chapel in cui la musica affiora proprio dalla successione degli strati di colore in onde ritmiche e variazioni che il pittore aveva messo in relazione con l’Oresteia di Eschilo e forse con quella “rossa parola” tessuta nell’Antigone di Sofocle”. –

Vincitore del PREMIO NAZIONALE “ACHILLE MARAZZA” 2014 PER LA TRADUZIONE POETICA – sez. OPERA PRIMA (Giuria, presieduta da Franco Buffoni: Antonella Anedda, Paolo Bignoli, Giuliano Ladolfi, Fabio Pusterla, Fabio Scotto)

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